Vento, onde e una buona dose di adrenalina sono gli ingredienti di uno degli sport estremi più in voga in questi anni, che regala sensazioni di libertà totale: il kitesurf
Onde da domare, vento tra i capelli, schizzi di acqua salata sul viso. Chi pratica kitesurf conosce bene queste sensazioni. Nata alla fine degli anni 90 in qualche isoletta ventosa delle Hawaii, questa disciplina (che appartiene alla Federazione Italiana Sci Nautico) si è diffusa con incredibile rapidità e ancora oggi è in costante espansione. I motivi? Parecchi. Primi fra tutti il divertimento e l’alto tasso di adrenalina. Ma anche la possibilità di effettuare evoluzioni mozzafiato con un vento non fortissimo. Dopo un training in una scuola seria (e una certa predisposizione fisica, of course) il kitesurf permette di sfruttare le forze della natura per provare quella frizzante sensazione di trovarsi in sospeso tra mare e cielo.
Tra cielo e mare
Ma che cos’è esattamente il kitesurf? Il seguitissimo portale italiano kitepassion.it spiega che si tratta di un’originale fusione tra surf, windsurf, wakeboard e powerkiting. Per praticare kitesurf si usa una tavola simile a quella usata per lo snowboard e una vela (il kite o ala, le cui dimensioni standard vanno dai 14 agli 8 mq di grandezza) controllata dal kitesurfer tramite una barra (boma, larga circa 50 cm) da cui partono 4-5 cavi collegati con la vela. Il pilota governa la propria ala con la sensibilità corporea necessaria a calibrare le inclinazioni ed esercitare pressioni precise sulla tavola, con la lettura e la previsione del comportamento del vento, con misurazioni mentali in tempo reale del rapporto tra i mezzi meccanici (l’ala e le linee metalliche che legano al kitesurfer la tavola stessa) e i due fluidi essenziali (aria e acqua), su e nei quali l’azione si sviluppa. La tensione muscolare è elevatissima e coinvolge principalmente l’intero comparto superiore (braccia e dorso) per gestire la trazione, mentre gli arti inferiori hanno il compito di guidare la tavola, di indirizzarla, di farla dialogare con le onde. Pochi minuti di riding sono già massacranti ma si sopportano bene anche in virtù dell’adrenalina prodotta in quantità per l’emozione.
L’acqua è la strada (mutevole) sulla quale viene disegnata la traiettoria, con inclinazioni dello spigolo della tavola e modulazioni dell’angolo di incidenza dell’ala con l’aria.
L’aria è il motore, la forza di propulsione del sistema uomo-attrezzo, da conoscere e maneggiare con cura per sfruttarne il potenziale senza correre rischi inutili. Nonostante sia una disciplina potenzialmente pericolosa, il kitesurf è comunque di facile apprendimento: in breve tempo si impara a governare la potenza del kite manovrando attivamente le linee di ancoraggio, sfruttando la “presa di spigolo” della tavola e le sue caratteristiche tecniche, cambiando l’angolo “di attacco” (tra ala e vento) mediante l’utilizzo dei sistemi appositi di controllo. Fatto questo, si è sulla buona strada per solcare avanti e indietro lo specchio d’acqua alla guida del vento (e non in sua balia!).
Un corso di kitesurf è il primo passo per avvicinarsi in sicurezza a questo sport così affascinante
Il kitesurf, chiamato anche kiteboard o flysurf, nel corso del tempo si è strutturato in diverse discipline: Free Style (in cui si effettuano le evoluzioni), Wave (si naviga surfando le onde), Long Distance (si effettua una regata) e Speed (si cerca di superare il record del mondo di velocità, che attualmente è di circa 55 Nodi: il kitesurf è lo sport a vela più veloce sull’acqua, più del windsurf). Il kitesurf è praticabile tutto l’anno in tutte le spiagge d’Italia, ma nel periodo della stagione balneare bisogna seguire con attenzione le direttive delle autorità locali. E scegliere una delle kitebeach autorizzate. Per praticare kitesurf la nostra penisola è l’ideale, soprattutto per il primo approccio; da aprile fino a settembre si può imparare e progredire ovunque, non ultime le acque dei laghi del nord. Le coste tirreniche e quelle dell’alto Adriatico sono solitamente le più ventilate. Per i più esperti la stagione si prolunga anche ai mesi invernali e posti come Liguria, Toscana (freeride e freestyle si fanno a Talamonaccio, Grosseto, altri spot sono il “Malandrone” a Pisa, Tre Ponti e le spiagge bianche di Vada a Livorno e Marina di Grosseto e Principina a Mare a Grosseto), Lazio (fra i più famosi spot La Centrale vicino a Civitavecchia), Puglia, ma soprattutto Sardegna (l’isola dei Gabbiani a Palau è uno degli spot più famosi d’Europa) e Sicilia (bellissime condizioni a Puzziteddu vicino a Mazara del Vallo) offrono ottimi spot 12 mesi all’anno. Nel mondo segnaliamo le Canarie, la Spagna, l’Egitto, il Sud Africa (tutto l’intorno di Cape Town è gettonatissimo dai rider), Brasile (famoso è Jericoacoara, nel nord est), Mauritius e Hawaii (il punto di riferimento del kiteboarding mondiale: l’isola di Maui e quella di Kauai).
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