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Un’altra grande avventura per Simone Moro, l’italiano che ha riportato l’alpinismo sulle prime pagine dei giornali. Ecco cosa lo spinge oltre il limite e come si prepara a queste imprese.

Vi sarete accorti che l’alpinismo, di recente, ha riconquistato gli onori della cronaca per merito di un’impresa incredibile: per la prima volta, infatti, la vetta del Gasherbrum II è stata conquistata con una salita invernale. Quest’impresa, che entrerà nella storia dell’alpinismo moderno, ha ancora più valore poiché porta la firma dell’italiano Simone Moro, che in compagnia di Denis Urubko e Cory Richards, ha raggiunto la vetta del GII, a 8.035 metri alle 7.28 (ora italiana) del 2 febbraio. E dopo pochi minuti tutte le agenzie del mondo davano la notizia, poiché il GII è una tra le vette più tecniche nella catena del Karakorum e nell’ascesa invernale il gruppo di alpinisti ha dovuto misurarsi non solo contro una montagna che nella parte centrale mostra difficoltà elevate, ma anche con condizioni meteo spesso proibitive.

Carta d’identità:

Simone MoroNome: Simone Moro
Nato a: Bergamo, il 27 ottobre 1967
Bio: ha iniziato la sua carriera di alpinista all’età di 13 anni scalando le falesie in provincia di Bergamo. Da allora la sua passione per l’esplorazione e l’avventura l’ha portato in alcuni dei luoghi più remoti del pianeta: dalla Patagonia alla Russia, dalle Alpi all’Himalaya.
Oggi Simone è l’unico uomo vivente ad aver compiuto 3 prime invernali assolute su cime di 8000 metri (Shisma Panama, Makalu e GII).
L’alpinismo non è l’unica passione di Simone: è piuttosto facile trovare il suo nome legato al paracadutismo e al wingsuit skydive, il paracadutismo estremo.
Laureato con 110 e lode in Scienze Motorie, Simone parla cinque lingue ed è autore di due libri, “Cometa sull’Annapurna” e “8000 metri di vita”.
Simone ha recentemente contribuito alla costruzione di una scuola in Nepal nel villaggio di Syadul destinata a 396 bambini grazie anche ai fondi del Rotary Bergamo Ovest.
È membro del team The North Face.

DIETRO L’IMPRESA

Imprese come quella di Simone Moro sul GII non si improvvisano: per conquistare questa vetta l’alpinista orobico si è sottoposto a un intenso programma di allenamento per migliorare le qualità aerobiche e la forza resistente, con lunghe corse a piedi, numerose escursioni in mountain bike e abbondanti pedalate con la bici da strada. Naturalmente nella sua preparazione non è mai mancata l’assistenza della tecnologia firmata Garmin (dai modelli Forerunner indicati per la corsa a piedi, alla famiglia Edge studiata per la bicicletta). Fitness Magazine ha incontrato Simone Moro per scoprire come si allena un personaggio così “Extreme”.

Simone, ci racconti la tua giornata tipo?

Normalmente mi alzo, faccio colazione e vado a correre. Corro circa 21 km ogni giorno, ho un mio tragitto abituale. Quanto torno faccio la doccia e mi metto davanti al PC per gestire le foto delle scalate o per eventuali articoli o relazioni, circa mezza giornata. Poi continuo l’allenamento nella mia palestra casalinga di arrampicata.

Cosa mangi quando sei a casa?

Cerco di mangiare dissociato. Mi spiego meglio, mangio un primo e verdura oppure un secondo e verdura. Come atleta ho cominciato con l’arrampicata sportiva, per questo motivo sono sempre stato un maniaco del “peso forma” e ho sempre posto molta attenzione ai chili di troppo. Sono uno che si pesa tutti i giorni, per me ingrassare è un vero problema. Adesso peso 67 kg e sono alto 1.74 cm.

Cosa hai mangiato sul Gasherbrum II?

Questa volta ho fatto un esperimento: mi sono fatto preparare un piatto da mia moglie e l’ho messo sotto vuoto in un sacchetto di plastica, poi l’ho mangiato durante l’ascesa, era buonissimo. Un esperimento riuscito. Cerco di non aggiungere stress durante la spedizione, intendo stress alimentare. Provo quindi, nei limiti del possibile, a mangiare naturale, come a casa: grana, carne, patate, polenta.

Come ti alleni?

Come dicevo, con queste discipline: corsa, arrampicata, sci alpinismo, arrampicata su ghiaccio. Fondamentalmente cerco di associare ogni giorno un’attività aerobica (corsa o bici per esempio) a un’attività tecnica (alpinismo). La base del mio allenamento è il running, per me è quotidianità, è una disciplina fondamentale perché è l’unica che serve per rimanere realmente in forma. Viaggio sempre con un paio di scarpe da ginnastica. Per me il running è la miglior disciplina sportiva della terra perché è praticabile ovunque in qualsiasi momento e non esiste un alibi sufficiente per giustificare il fatto di non essere uscito a correre. Esiste l’alibi per non essere andati ad arrampicare, per esempio il meteo sfavorevole, ma non per correre.

Trucchi durante l’allenamento?

Mi alleno sempre da solo. Non perché non abbia amici, ma in questo modo riesco a concentrarmi, a pensare e a riflettere. In quei momenti posso anche organizzare il mio lavoro, durante la corsa mi vengono in mente i futuri progetti e le spedizioni.

Comunque in montagna spesso si è soli per lunghi periodi, allenandomi così riesco a simulare quelle situazioni. L’unica compagnia è il mio GPS da polso, perché ho bisogno di conoscere la distanza percorsa e memorizzarla successivamente sul computer.

Frequenti una palestra?

Una volta ci andavo, ora non più. Uso pochissimo i pesi durante l’allenamento. Ogni tanto arrampico con delle zavorre, molto raramente faccio esercizi con la panca o con dei manubri. Andare in palestra mi piace, ma c’è il rischio di gonfiare troppo i muscoli, un inconveniente pesante per chi va in montagna.

Hai un personal trainer adesso?

No, anche perché il fatto di essere laureato in scienze motorie mi permette di essere trainer  di me stesso. In passato sono stato anche allenatore della nazionale di arrampicata sportiva.

Nei momenti di recupero cosa fai?

Di solito mi alleno comunque (ride dopo averlo detto, ndr). Anche quando vado in Grecia al mare, vado a correre e ad arrampicare. Sia ben chiaro, non perché devo, ma perché mi diverto e mi rilassa.

Per te la forma fisica è importante?

La forma fisica è il leit motiv della mia esistenza.
La mia grande speranza per il futuro è quella – quando smetterò – di non diventare “un ex in soprappeso”. Ci sono molte persone che quando finiscono la propria carriera sportiva si lasciano andare fisicamente, vedi per esempio Maradona. Lo sport per me è una passione, la mia vita e non solo il mio lavoro, continuerò a praticarlo anche quando non sarò più un alpinista professionista.

Qual è il tuo punto di forza?

La voglia di fare, tutti i sacrifici che faccio non rappresentano una forzatura, ma sono stimolati dal piacere e dalla passione per uno sport.

E il tuo lato debole?

Non riesco ad accettare il fatto di essere antipatico a delle persone o di avere dei nemici, anche se in una certa misura questo fa parte della popolarità.

Oltre al valore atletico della scalata compiuta da Moro sul GII, l’impresa verrà ricordata perché Simone ha depositato in vetta un Chirp Garmin, un minuscolo apparecchio satellitare in grado di mandare un messaggio di benvenuto al prossimo alpinista che raggiungerà gli 8.035 metri del GII

Cosa ti hanno insegnato le tue imprese?

Mi hanno insegnato che non c’è limite ai sogni, d’impossibile non c’è nulla. Più una cosa è difficile, più richiede una preparazione adeguata, ma non c’è nulla d’irraggiungibile.

Cosa ti spinge a forzare il limite?

Nel mio caso è una pulsione, è come l’innamoramento per una bella ragazza che ti spinge a fare cose folli. All’amore è difficile rinunciare, è impossibile scappare da una forte passione anche quando comporta dei rischi.

Cosa consigli a un ragazzo che vuole imitare la tua carriere e fare l’alpinista?

Il mio consiglio è quello di non pensare che le grandi imprese siano solo in Himalaya e Karakorum, perché sono anche vicino a casa. Ripetere due, tre scalate importanti sulla Grigna in giornata è un exploit che vale come una prima invernale sugli ottomila.
Non bisogna pensare che un’avventura è grande solo perché si svolge lontano da casa.

L’impresa più bella della tua carriera?

Questa, l’ultima, l’invernale sul Gasherbrum II.

In un’Italia “calciocentrica” c’è spazio anche per l’alpinismo?

A mio parere sì. Guarda lo spazio che i media mi hanno dedicato in questo periodo, forse perché ho trovato il modo giusto per raccontare le mie imprese e per farmi capire dalla gente. Spesso purtroppo si parla dell’alpinismo solo per le tragedie…


 

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